Cantina Imperatori, il Trebbiano Verde nella casa del Frascati


Di Matteo Gerardi

La storia di Cantina Imperatori è relativamente recente: nel 2010 Stefano Imperatori decide di acquistare un terreno in via di Pietra Porzia (Frascati) e di costruire la propria cantina, presentando al pubblico le prime bottiglie nel 2015.

Tutti i vini prodotti da Cantina Imperatori

Cantina Imperatori, il Trebbiano Verde nella casa del Frascati.

Le scelte colturali

Sebbene si trovi nel cuore della zona del Frascati, la politica aziendale è stata quella di differenziarsi dalle cantine vicine, puntando anche su varietà internazionali, quali Viognier, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, oltre che locali, come Cesanese e Trebbiano Verde. Ognuna di queste uve viene vendemmiata ed imbottigliata in purezza, per trasmettere a pieno le caratteristiche del vitigno.

I vigneti

I terreni

Il terreno, come noto, è di origine vulcanica: nei primi due metri di suolo troviamo prodotti a grana fine; al di sotto una roccia molto dura chiamata basalto, famosa per essere stata utilizzata dai romani come pavimentazione stradale.

Collegata all’edificio moderno è presente anche una grotta, probabilmente scavata in età antica, oggi utilizzata dalla proprietà per far affinare il vino.

Le anfore
La grotta

I vitigni autoctoni

Cantina Imperatori nella scelta delle varietà locali ha seguito una linea ben precisa: quella di voler riportare due vitigni un tempo presenti in gran quantità in quelle zone, sacrificati, poi, nel secondo dopoguerra, per lasciar spazio a quelli che garantivano maggior produttività.

Il Cesanese

Il Cesanese è stato per lungo tempo uno dei pochi vitigni a bacca rossa dell’areale laziale, presente sia nella zona dei Castelli sia nel basso Lazio, dove ha dato il nome a ben tre denominazioni: Doc Cesanese di Affile, Doc Cesanese di Olevano Romano e la Docg Cesanese del Piglio .

Il Trebbiano Verde

Il Trebbiano Verde, presente da tempi immemori nel territorio e conosciuto già al tempo dei romani col nome di Virdis, è invece un clone del Verdicchio marchigiano, in particolare del Verdicchio Bianco B, in passato assolutamente endemico soprattutto a Roma, nei Castelli Romani e, anche se di meno, nel resto del Lazio. Almeno fino al secondo dopoguerra, quando venne in gran parte espiantato.

Sicuramente oggi costituisce uno dei prodotti di punta di Cantina Imperatori, tanto da essere prodotto in due versioni.

La prima, più semplice ed immediata, è quella affinata in acciaio. La seconda, più complessa e di maggior struttura, è quella affinata in anfora. La scelta di questo contenitore sicuramente può costituire un forte richiamo al passato, quale antenato della botte, per secoli utilizzato per il trasporto e lo stoccaggio del vino e dell’olio. I fondali del Mediterraneo sono pieni di relitti colmi di anfore vinarie, a testimoniare il loro grande uso.

Oltre ad essere simbolica, l’anfora, ha delle caratteristiche proprie. Favorisce un maggiore scambio di ossigeno rispetto alla botte; non cede quasi nessun aroma al vino;  è molto indicata per far emergere le parti fruttate di un vitigno; è un ottimo isolante termico.

È utile confrontare i due vini per capire ancor meglio analogie e differenze, in due modi differenti di lavorazione dello stesso vitigno.

La degustazione

Segreto Verde 2019

Segreto Verde 2019 (Acciaio):

nel calice si presenta con un giallo paglierino dai riflessi verdolini. All’olfatto note vegetali di erbe aromatiche, richiami alla mineralità e allo iodio. Al palato freschezza pugente, sapidità marcata. Corpo esile, media persistenza, beva molto piacevole.

Segreto Verde 2019 in anfora

Segreto Verde 2019 (Anfora):

prima di parlare delle caratteristiche del vino è utile fare un focus sul metodo di lavorazione. Dopo la raccolta e la pigiatura, il mosto viene inserito in anfora con tutte le bucce dove fermenta e affina per alcuni mesi, che possono variare a seconda della stagione. Le anfore riposano nell’antica grotta.

Alla vista troviamo un giallo più carico che assume sfumature dorate. All’olfatto emerge una chiara nota fruttata di banana, successivamente sentori minerali più marcati, troviamo anche note ferrose, e richiami alla pietra focaia. La parte vegetale è sempre presente ma in maniera meno evidente. Al palato la freschezza è meno pungente,  il corpo più robusto, la persistenza più lunga.

La scelta della bottiglia, oltre che dalla curiosità personale, sicuramente deve tener conto del piatto al quale deve essere abbinata. Alla luce di ciò possiamo dire che, in un territorio oggi dominato dalla presenza importante di Malvasia laziale, Trebbiano, Bombino e Bellone, il Trebbiano Verde è riuscito a ritagliarsi una dimensione propria, divenendo un prodotto caratteristico.

Per quanto riguarda i rossi, il Cabernet Sauvignon (2 anni di permanenza in legno) mi ha colpito molto, confermandomi che in queste zone il vitigno è in grado di esprimersi in un modo tutto suo.

Cabernet Sauvignon 2016:

rosso rubino nel calice. Profumi di piccoli frutti rossi, note fumè, sentori speziati e balsamici, richiami al Goudron; immancabile la nota di peperone verde tipica del vitigno. Al palato è caldo e morbido, dai tannini setosi, di buona acidità. Un prodotto che si distingue dai soliti Cabernet laziali, in cui le note fruttate risultano prevalenti.

Un invito è quello di degustare i prodotti direttamente il loco, per poter ammirare anche la cantina, bella anche nel design, in un luogo dove antico e moderno coesistono davvero bene.

Per ulteriori info relative a Cantina Imperatori:

https://www.facebook.com/cantinaimperatori/





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