Isola Polvese tra storia, turismo e vela: cosa c’è da sapere


Isola Polvese: scopriamola attraverso un viaggio tra storia, turismo e vela, senza dimenticare la pesca sportiva d’acqua dolce

di Nicoletta Natoli

L’isola Polvese, insieme a la Maggiore e la Minore, è una delle isole presenti nel Lago Trasimeno. È la più estesa delle tre, e ha un’estensione di 69,6 ettari. La sua costa si trova a 258 metri sul livello del mare, mentre la sua sommità raggiunge i 313 metri.

L’isola Polvese è abitata in maniera incostante da un paio di famiglie, e ospita varie specie di uccelli e anfibi nella sua ampia zona umida. In questo articolo vi porteremo alla scoperta dell’isola e della sua doppia anima, una più naturalistica, e l’altra più focalizzata sulla sua storia e sulle sue origini.

La leggenda dell’isola Polvese e le tappe principali della sua storia

isola polvese 3È risaputo che l’Umbria nasconde bellissime leggende, e una delle più interessanti è quella della ninfa Agilla e del principe Trasimeno. Lei lo avrebbe attirato con il suo canto, e lui l’avrebbe raggiunta in barca al centro del lago, proprio vicino all’isola Polvese, dove si sposarono.

Il giorno dopo il matrimonio il principe Trasimeno uscì per un bagno nel lago, ma non riemerse più, e così Agilla lo cercò inutilmente per tutta la vita. Oggi, si dice che il rumore del vento tra gli alberi del Lago Trasimeno, chiamato così in memoria del principe, in realtà sia il pianto della ninfa, che si dispera per aver perso per sempre il suo amore.

Le origini del nome

Dal punto di vista etimologico ci sono tre interpretazioni sull’origine del nome Polvese. Questo proverrebbe dal latino pulvis (polvere), in riferimento alla foschia che spesso circonda il lago, oppure da pauvese, uno scudo medievale di cui l’isola ricorderebbe la forma, o, infine, da polvento, una locuzione avverbiale che indica un luogo riparato dal vento.

Il territorio dell’isola Polvese è stato sicuramente occupato dai Romani, poiché accoglie alcuni resti di opus reticulatum, cioè una tecnica edilizia romana. Il primo documento in cui viene citata l’isola Polvese risale all’817 d.C., e in esso il re Ludovico il Pio concedeva al papa Pasquale I la città di Perugia e il Lago Trasimeno, comprensivo delle già citate isole. A partire dal XII secolo, la comunità dell’isola Polvese divenne una delle più importanti del bacino del Lago Trasimeno, e una delle dimostrazioni della sua centralità fu la costruzione di ben sei chiese, di cui oggi ne sono rimaste soltanto tre, ovvero la Chiesa di San Giuliano, la Chiesa di Santa Maria della Cerqua e l’Abbazia di San Secondo.

Dal XIV a oggi, “l’Isola che non c’è”

Tra il XIV e il XVI secolo continuò il periodo di grande prosperità dell’isola Polvese, che esercitò sempre più un ruolo di rilievo nel comprensorio lacustre, e divenne un Castrum, un villaggio circondato da mura, a riprova del suo incremento demografico. Tuttavia, a partire dal XVII secolo, si registrò un progressivo declino dell’isola, che si vide pian piano privata delle sue fonti di reddito, dei suoi ordini religiosi e dei suoi beni. Ai giorni nostri, questo susseguirsi di eventi negativi ha portato a considerare l’isola Polvese una sorta di “isola che non c’è”, poiché è prevalentemente disabitata tutto l’anno.

L’isola Polvese: un parco scientifico-didattico

L’isola Polvese è una frazione del comune di Castiglione del Lago, e fa parte della provincia di Perugia, che nel 1995 l’ha dichiarata parco scientifico-didattico all’interno del Parco Regionale del Trasimeno.

Grazie alla sua vocazione turistica che promuove la tutela dell’ambiente, l’isola Polvese riesce ad essere una destinazione frequentata tutto l’anno per le sue numerose attività culturali, come ad esempio mostre, convegni, corsi di formazione e attività sportive compatibili con la natura.

Attualmente è in corso un’imponente opera di riqualificazione, che le conferisce un’importanza sempre più strategica dal punto di vista ambientale e turistico. I lavori di recupero hanno come oggetto le ex porcilaie, l’ex essiccatoio, la piscina Porcinai, contornata da un giardino di piante acquatiche, e l’ex postazione di caccia, che grazie ai suoi uccellatori ha dato vita all’avifauna tipica dell’isola Polvese.

L’isola è impegnata in progetti per la valorizzazione della biodiversità

In più, l’isola Polvese è una riserva biogenetica, ed è costantemente impegnata nella realizzazione di progetti per la conservazione e la valorizzazione della biodiversità. Ospita una banca del germoplasma, un materiale che permette di preservare proprio la biodiversità, e anche una collezione di specie a rischio di erosione genetica.

Si può dire, infatti, che ogni angolo dell’isola esprima la sua anima naturalistica, dal momento che è possibile ammirare bellissimi esempi di flora e fauna. Le sue rive, ad esempio, sono popolate da piante acquatiche come la cannuccia palustre, che forma dei tratti di canneto, e i suoi ambienti umidi sono l’habitat di una fauna ornitica tipica. Il versante settentrionale è interamente ricoperto da un bosco di lecci, mentre le zone più calde e assolate ospitano antichi oliveti, grazie ai quali si produce un olio extravergine di oliva biologico di grande qualità. A tal proposito, vale la pena segnalare un itinerario turistico autunnale dedicato, appunto, al cosiddetto “Oro dell’Isola”, che dà l’opportunità di scoprire la storia dell’olivo e dell’arte olearia.

Itinerari turistici e strutture ricettive

Oltre a essere una destinazione di particolare interesse dal punto di vista naturalistico, l’isola Polvese è ricca anche dal punto di vista artistico e culturale, e, insieme al sopra citato itinerario autunnale, offre la possibilità di seguire diversi itinerari per ammirare i suoi monumenti, e di organizzare percorsi e visite guidate per gruppi.

Nonostante l’isola Polvese sia la più grande dei tre isolotti del Lago Trasimeno, non offre strutture ricettive, a parte un agriturismo. Nel caso in cui si scelga di fare una vacanza in zona, consigliamo quindi di prenotare un soggiorno presso le vicine località del comprensorio lacustre.

L’isola Polvese è comodamente raggiungibile con il servizio traghetti che la collega giornalmente al comune di Castiglione del Lago e alla vicina San Feliciano, frazione del comune di Magione.

L’isola Polvese: una delle mete preferite dagli amanti della vela

isola polvese 2L’isola Polvese è una delle mete dell’Umbria preferite dai diportisti amanti delle imbarcazioni a vela, grazie al suo porto turistico e al molo usato dal servizio di traghetti, soprattutto verso la vicina San Feliciano.

La sua connotazione naturale, inoltre, si presta alla perfezione allo svolgimento di stage sportivi acquatici, primi tra tutti quelli velici.

La Federazione Italiana Vela promuove corsi di vela per i più giovani, ma è possibile usufruire anche dei servizi nautici offerti dai centri sportivi, e messi a disposizione dei proprietari di barche.

Trasiremando e la storia della pesca

Come abbiamo detto in precedenza, lo sport per l’isola Polvese è uno strumento ideale per valorizzare il territorio e promuovere il turismo nel rispetto dell’ambiente.

isola polvese trasimenoFra gli eventi sportivi che fanno tappa sull’isola Polvese segnaliamo la Trasiremando, una manifestazione storica non competitiva aperta a qualsiasi tipo di imbarcazione a remi, che si tiene ogni anno nel giorno di Ferragosto.

A cavallo tra sport e storia, questa gara ludica recupera l’antica tradizione delle contese tra le barche dei pescatori, e genera un grande movimento, che ricorda l’intensità del traffico navale registrato sul lago tra il XV e il XVI secolo.

Trasimeno: le opere che ricordano l’epoca delle contese tra i pescatori

Il legame tra il Lago Trasimeno e quell’epoca è testimoniato da due opere – il poema mitologico La Trasimenide e il testo Thrasimeni descriptio -, grazie alle quali possiamo reperire delle importantissime informazioni storiche sulla pesca, sulle sue tecniche e sulle attrezzature adoperate.

Queste due opere letterarie contengono, infatti, nomi quali barchino, barca, navigiolo, nave, barcone e barchetto, che indicano i numerosi tipi di imbarcazioni utili per la pesca usati in passato. Queste venivano tutte costruite attorno a una zattera centrale, chiamata uscio, dalla quale prendevano la loro forma gli esemplari in legno, caratteristici del Trasimeno.

La pesca sul Lago Trasimeno e sull’isola Polvese oggi

isola polvese pescaCome in tutti i laghi italiani, anche nella zona del Lago Trasimeno è in vigore una regolamentazione interna per quanto concerne la pesca d’acqua dolce.

Il fondale del Lago Trasimeno, compreso quello delle zone attorno all’isola Polvese, è prevalentemente piatto e fangoso, quindi per gli amanti delle battute ai pesci d’acqua dolce è importante andare in cerca di ostacoli sommersi, formazioni rocciose e bruschi cambi di profondità.

Il Lago Trasimeno è una meta molto amata dagli appassionati della pesca d’acqua dolce, dal momento che ospita 17 specie di pesci, tra le quali quelle autoctone sono la tinca, il cavedano, la scardola, il luccio e l’anguilla. Le specie alloctone sono il cavedano, il latterino, il ghiozzetto, il persico trota, il persico reale, il persico sole, il carassio, il pesce gatto, l’alborella, il cefalo, la carpa erbivora e la carpa comune.

Il carpfishing e lo spinning

A conclusione del nostro viaggio tra l’isola Polvese e il Lago Trasimeno, segnaliamo due particolarità per gli amanti della pesca d’acqua dolce. Data l’ampia varietà di fauna ittica, lo specchio d’acqua del Lago Trasimeno è ideale per alcune tipologie particolari di pesca d’acqua dolce, quali il carpfishing e lo spinning.

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Il carpfishing è una specifica tecnica sportiva di pesca d’acqua dolce, volta alla cattura della carpa e di altri pesci della famiglia dei Ciprinidi. Per ottenere dei buoni risultati di pesca nelle acque del Trasimeno è necessaria una buona pasturazione, ed è fondamentale individuare una zona di pesca adatta, come ad esempio quella compresa tra l’isola Polvese e l’isola Maggiore, dove sono presenti dei plateaux.

La pesca d’acqua dolce a spinning, invece, è un tipo di pesca sportiva mirata alla cattura di pesci predatori, che si può agevolmente praticare sul Lago Trasimeno grazie all’abbondanza di persici reali e boccaloni. Prende il suo nome dal movimento dell’esca artificiale adoperata – dall’inglese to spin, ruotare -, che può essere di metallo, di legno o di plastica.





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