“Noi, tra i pochi ad andare in barca: ma non chiamateci privilegiati”


Chi può andare in barca in zona rossa? È una delle domande che più viene posta in questi giorni di lockdown territoriali previsti dal Dpcm dello scorso 3 novembre. Per circa 26 milioni di italiani residenti in Lombardia, Toscana, Calabria, Val d’Aosta, Piemonte e Campania sono vietate le attività da diporto.

C’è una categoria però a cui è concesso ancora andare in barca: è quella degli istruttori delle scuole nautiche insieme ai loro allievi. Sono tra i pochi in Italia a cui è ancora permesso, ma non si sentono affatto dei privilegiati.

Ecco chi può andare in barca in zona rossa

“La nostra categoria è stata tra le più colpite del periodo tra marzo e maggio scorsi, adesso possiamo continuare le nostre attività perché sono stati garantiti gli spostamenti per motivi di lavoro”.

A spiegarlo a Nonsolonautica.it è Marco Morana, vice segretario nazionale della sezione nautica della Confarca (confederazione che rappresenta le scuole nautiche e le autoscuole italiane) e titolare della scuola nautica NESW, tra le più famose agenzie di Milano che può vantare nel suo palmares il conseguimento della patente nautica da parte di molti VIP.

Vi sentite dei fortunati?

 “Tra i diportisti sì, sicuramente, seppur a marzo abbiamo subito delle gravissime conseguenze economiche dovute al lockdown totale. Finalmente siamo riusciti a far comprendere al Ministero delle Infrastrutture e dei dei Trasporti che la nostra è una delle attività più sicure per quanto riguarda il rischio contagio da Coronavirus”.

Avete fatto una stima delle perdite?

“Ogni scuola avrà perso decine di migliaia di euro di entrata, anche perché lo stop è arrivato a ridosso dell’estate, periodo in cui abbiamo il maggior numero di iscritti. Un danno provocato, poi, anche dall’intasamento negli esami, che ad oggi devono ancora essere recuperati e di cui siamo fortemente preoccupati”.

Perché i velisti e i candidati all’esame per la patente nautica possono continuare a svolgere attività didattica?

“Per effetto della comprovata necessità di formare e far svolgere gli esami agli allievi”.

Il decreto è contraddittorio: cosa c’è di più sicuro dello stare in barca da soli?

Molti circoli nautici non stanno praticando attività sportive e sono previsti fondi di sostegno per lo stop alle attività…

“Il decreto è sicuramente contraddittorio: le attività sportive a vela dovrebbero essere equiparate al jogging, laddove si possano svolgere vicino casa: prendiamo come esempio un velista che vive vicino al lago di Como, o in Sicilia a pochi metri da un porto. Anche perché qualcosa di più sicuro di stare da soli, all’aperto e in mezzo all’acqua, credo non ci sia…”.

Soddisfatti del risultato ottenuto come scuole nautiche?

“Come categoria per il momento, comprendendo le restrizioni, siamo soddisfatti di poter continuare a lavorare, seppur per ovvi motivi abbiamo ridotto la presenza delle persone a bordo sulle nostre unità navali. Tuttavia, sarebbe auspicabile che gli addetti ai controlli considerassero l’eventuale presenza all’interno di un pozzetto di una barca non vincolante per le misure di sicurezza, e in particolare circa il distanziamento”.

Il Coni in un dossier dello scorso maggio ha dichiarato gli sport velici a rischio zero, non sarebbe coerente permettere queste attività, anche in zona rossa?

“Assolutamente sì. La vela, e tutte le attività che si possono fare in barca all’aperto, soprattutto se in maniera individuale, sono sicure, lo abbiamo sempre ribadito. Troppe contraddizioni, ma il momento è difficile per tutti”.

 

 





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