Un territorio si racconta con finezza: il Pinot Bianco Lapis ’17 di Oberstein


Di Saula Giusto

Qualche mese fa ero alla ricerca di una piccola azienda altoatesina sconosciuta e non distribuita a Roma, che producesse un buon Pinot Bianco per una carta di vini.

Impresa non facile, vi assicuro. Poiché i viticoltori di questa regione non solo garantiscono, da sempre, standard produttivi d’eccellenza; ma sono anche sempre stati estremamente efficienti nel creare ottime reti di vendita, che raggiungono anche la Capitale, perfino per aziende molto piccole.

“L’antefatto”

A causa della pandemia in corso, sempre più maledetta, non avevo avuto occasione di recarmi nelle aziende o di frequentare eventi ad hoc per ‘scovare’ la cantina adatta. Ho dunque iniziato a girovagare per il web, decisa a trovare una ‘perla’ nascosta.

Vista la difficoltà di contattare via email le cantine e farmi inviare i campioni (era anche il periodo della vendemmia!), non ero particolarmente ottimista. Ma, si sa, alle volte ‘audentes fortuna iuvat’, scriveva Virgilio nell’Eneide (riferendosi ad imprese ben più epiche, lo so!)

Anche nel mio caso e nel mio piccolo, dunque, la fortuna ha giovato a chi osa, perchè ho incontrato sulla mia strada virtuale la cantina Oberstein!

http://www.oberstein.it/it/vini/

Ho contattato il suo titolare ed enologo Joachim Wolf, che ha accolto la mia richiesta chiedendomi, però, di pazientare che finisse la vendemmia e le successive delicate pratiche di cantina. L’attesa non è stata così breve ma, credetemi, ne è valsa la pena e i suoi vini sono entrati senza indugio in carta!

Joachim è un giovane enologo che insegna viticoltura, tecnologia alimentare e tecnologia dei processi industriali presso la Scuola Professionale di Laimburg e che, nel 2015, ha iniziato a gestire i vigneti di famiglia per produrre vini propri.

La Tenuta

I vigneti di Oberstein si ergono, in un anfiteatro naturale suggestivo sovrastato dal magnifico Castel Lebenberg, presso il piccolo comune di Cermes (BZ), in Alto Adige, tra i 400 e i 500 mt. sul livello del mare.

La tenuta si trova al confine tra la placca tettonica eurasiatica e quella africana. Milioni di anni fa la rottura e il disfacimento del solido granito, a causa dello scorrimento delle placche, ne formò il particolare terreno presente sui pendii delle montagne di questo magnifico territorio.

Questo suolo argilloso, sabbioso, leggero e permeabile, è ricco di materiale roccioso poroso e scistoso che, a tratti, si manifesta sotto forma di rocce sporgenti. Un terreno minerale prezioso, composto da quarzite, feldspati e mica derivati dal disfacimento del granito dalla struttura porosa e scistosa, che dona ai vini di quest’azienda una personalità unica.

Joachim è profondamente convinto che la qualità dei propri vini sia originata nel vigneto, dove le viti sono allevate per assicurare una crescita armoniosa, equilibrata e per ottenere rese basse per creare grandi prodotti.

Si coltivano i vitigni tipici del territorio, Pinot Bianco, Sauvignon Blanc, Vernatsch (Schiava) e Lagrein, per produrre quattro etichette: Lapis (100% Pinot Bianco), Salis (100% Sauvignon Blanc), Versal (100% Schiava) e Arena (da uvaggio in vigna: composta da circa 98% Schiava e circa 2% Lagrein)

La visione in cantina

Produrre vino senza ricorrere a un’eccessiva tecnica enologica, è la ‘visione’ di Obertein. Nata nell’esatto momento in cui è stato creata la cantina, è una sorta di mantra diventato la chiave del lavoro dell’azienda. Tutto avviene in modo semplice, secondo una filosofia produttiva che la moderna struttura della cantina consente di realizzare.

Il lungo affinamento dei vini prodotti, che in gran parte si svolge in botti di legno, garantisce il livello di qualità che l’azienda si prefigge, consapevole che chi decide quale sia il momento giusto che ne determina la maturazione sia, semplicemente, il tempo.

Obiettivo? Creare vini unici!

Il terreno e le estreme escursioni termiche tra giorno e notte, soprattutto durante la stagione autunnale, costituiscono un contesto pedoclimatico unico che crea vini eccellenti, territotiali, inconfondibili.

Quando avevo contattato Joachim, gli avevo chiesto di poter assaggiare il Lapis, protagonista dell’articolo, ed il Versal, da uve Vernatsch (Schiava) in purezza, che affina per un anno al 50% in grandi botti di legno e al 50% in acciaio, a cui segue una maturazione di sei mesi in bottiglia. Un vino, anche questo, assaggiato nel millesimo 2016, che si è rivelato assolutamente delizioso: di un brillante rosso tra il rubino e il porpora, dona al naso una spremuta di fragole e lamponi su un letto di rose; dalla beva morbida, equilibrata e piacevolissima, grazie all’ottima vena fresca e sapida, lascia a lungo una buona bocca fruttata. Buonissimo!

Il Lapis 2017

Uve: 100% Pinot Bianco. Il Lapis (dal latino “pietra”)  è l’espressione del particolare carattere della zona di produzione. Affinamento: quasi un anno in botti di legno da 500 l, seguito da altri 6 mesi in bottiglia.

Giallo paglierino scarico, dai riflessi verdolini; molto brillante. Già al naso rivela un’indole delicata, dotata di grande finezza: un accenno di mela verde croccante cede il passo a scorza di cedro e lime acerbi, pino silvestre, lieve malva e glicine, in un finale mentolato. Al palato una cascata di montagna cristallina! Estremamente fresco, sapido e minerale, con grazia ripropone, nette, le sensazioni di agrumi acerbi e le note floreali, permanendo a lungo in una bocca molto fresca e pulita. Mi ha fatto pensare ad un cerbiatto ancora tanto giovane, ma già capace d’incedere in modo nobile e sicuro.

Un’azienda da scoprire, che racconta ad arte il proprio territorio





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