Che fine fanno le barche sequestrate usate per gli sbarchi dei clandestini?


Le barche per i viaggi degli immigrati clandestini vengono sequestrate e abbandonate. Le immagini che vi stiamo per presentare, provengono da Roccella Ionica: imbarcazioni a vela di lusso, rubate nel Mediterraneo, che finiscono per diventare bombe ecologiche in attesa della fine dell’iter giudiziario

di Davide Gambardella

Arrivano dopo lunghissime e pericolose traversate in mare: provengono perlopiù dalle coste africane, ma anche dal Pakistan, dal Bangladesh, dalla Turchia e dall’Iran. Le barche su cui viaggiano non sono più soltanto carrette del mare: vengono utilizzati anche natanti a vela da migliaia e miglia di euro, ancora in ottimo stato, che vengono rubati nel Mediterraneo e che finiscono per marcire nei depositi giudiziari messi su nelle aree portuali a sud della nostra Penisola.

Ecco che fine fanno le barche sequestrate agli scafisti

È un altro aspetto dei viaggi della speranza via mare degli immigrati che arrivano in Italia. Quello di cui si parla di meno, legato al fenomeno della pirateria dilagante negli ultimi anni nel Mediterraneo e alle barche sequestrate. Imbarcazioni a vela, beni di lusso, che potrebbero essere rimesse sul mercato. E che, invece, finiscono inesorabilmente per diventare vere e proprie bombe ecologiche.

Le barche utilizzate per gli sbarchi dei clandestini finiscono per essere abbandonate in attesa delle indagini giudiziarie, nonostante il loro stato sia ancora buono e il valore di mercato elevato. Sono decine e decine, i natanti per il diporto messi sotto sequestro e abbandonati alle intemperie: c’è chi giura che farebbero gola a molti, se solo venissero messe all’asta. Eppure ciò non avviene, e intanto finiscono per diventare relitti, le cui fibre in vetroresina si staccano dagli scheletri e rischiano di inquinare l’ambiente.

Barche sequestrate e abbandonate nel porto di Roccella Ionica: le foto in esclusiva

A Roccella Ionica, uno degli spot della costa calabrese dove in queste ore arrivano clandestini e profughi, nel periodo che va dal mese di settembre al mese di ottobre del 2020 sono sbarcati oltre 1000 immigrati, con una media nel mese di ottobre di sei sbarchi in 18 giorni. Per le traversate, i trafficanti di esseri umani non utilizzano più soltanto vecchi pescherecci. Adesso attraversano le coste del Mediterraneo anche con barche a vela con non molti anni di immatricolazione alle spalle – come potete vedere dalle foto che vi stiamo proponendo – scattate all’interno dell’area portuale predisposta alla custodia delle barche dalla Guardia Costiera.

Le barche di lusso abbandonate nel deposito di Roccella Ionica

Tredici sono ferme in acqua, sei a terra. Solo un paio sono state rimesse sugli invasi: le altre, vengono accatastate una sopra l’altra. Sono imbarcazioni battente bandiera straniera. Appartenevano a diportisti francesi, olandesi, tedeschi, e il valore di listino oscilla tra i 40 e i 100 mila euro. Con tutte le probabilità, sono state rubate in altri Paesi che finiscono poi per marcire nel porto di Roccella Ionica in attesa della chiusura delle attività investigative.

Barche che col passare dei giorni non hanno più alcun valore, difficili persino da smaltire. Come una Bavaria 44 exclusive di 14 metri a vela battente bandiera statunitense: valore di listino 95mila euro. Parte della strumentazione è stata depredata dagli sciacalli del mare, ma sul mercato avrebbe potuto ancora avere un prezzo non inferiore ai 15mila euro (guarda il video).

“Era ancora in buone condizioni quando è arrivata qui”, racconta un diportista che in circa due anni ne ha viste tante di barche del genere ormeggiare in porto. “Poi col tempo è diventata un rottame. Un vero peccato…”. A pochi metri di distanza,  abbandonata su degli invasi, c’è una barca a vela Jeanneau di 65 piedi. Prezzo all’immatricolazione: circa 40mila euro. “E pensare che soltanto una finestra oblò costa circa 500 euro”, ragiona a voce alta il diportista.

Imbarcazioni a vela rubate: chi c’è dietro il business

Le barche che finiscono sotto sequestro vengono intercettate a poche miglia dalla costa, poi scortate in porto dalle motovedette della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera e infine messe nelle aree scoperte adibite a depositi giudiziari.

Vengono rubate nel Mar Mediterraneo da bande specializzate che terrorizzano i diportisti in Grecia, Croazia e Turchia. La tecnica utilizzata dai pirati, è sempre la stessa. Si affiancano con dei tender alle imbarcazioni, disattivano i GPS di quelle finite nel mirino e poi le fanno sparire in uno dei tanti cargo che le trasporteranno sui mercati paralleli dove gli scafisti fanno affari. Nel solo 2019, sono state rintracciate 24 imbarcazioni rubate in Italia, 14 in Grecia e 6 in Croazia, più quelle in Turchia. Tutte trafugate da un’organizzazione criminale i cui componenti provenivano dai paesi dell’ex blocco sovietico.

Viaggi in barca a vela per sfuggire ai controlli

I trafficanti di esseri umani non utilizzano più soltanto vecchi pescherecci, ormai facilmente intercettabili in mare. Il camouflage, oggi, è rappresentato dalle barche a vela: vengono adoperate per attraversare il Mediterraneo e cercare di passare inosservate ai controlli, per accedere infine nelle acque territoriali italiane. Anche gli scafisti impegnati nella tratta di esseri umani non sono più soltanto africani o dei Paesi dell’area mediorientale.

Al grande business degli sbarchi, stimato attorno ai 4 miliardi di euro, adesso partecipano anche trafficanti di origini moldave e di altri stati dell’Est europeo. Le bande specializzate in furti di barche di lusso hanno la loro base logistica in Ucraina e Russia e, assieme agli scafisti, agiscono con il placet delle organizzazioni criminali italiane, su tutte la ‘ndrangheta, come ha rivelato un’inchiesta condotta tra il 2014 e il 2016 dall’Istituto Demoskopika.

Barche abbandonate: una minaccia per l’ambiente

La Riserva Naturale di Torre Salsa diventata un "cimitero di barche”
La Riserva Naturale di Torre Salsa, in Sicilia, diventata un “cimitero di barche”

Quella delle barche abbandonate che rischiano di diventare una bomba ecologica altamente inquinante, è un vecchio cavallo di battaglia dell’associazione ambientalista Mareamico, che più volte ha chiesto al governo italiano di destinarle al riutilizzo. “Vengono abbandonate in spiaggia e restano ad inquinare i luoghi per anni. Poi, quando il mare le distrugge e disperde ovunque i rifiuti e i lubrificanti, l’ufficio delle Dogane le rottama, con costi elevatissimi, a carico dello Stato”, denunciano da tempo i rappresentanti dell’associazione.

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“La questione della rottamazione delle barche è stata sollevata nel 2013 durante un’audizione parlamentare – rivela Adolfo D’Angelo, segretario della sezione nautica della ConfarcaLa richiesta venne inviata via mail alla IX Commissione Trasporti e protocollata, ma non vi è stata mai alcuna risposta. In Italia non esiste una normativa analoga a quella della rottamazione delle automobili prevista negli anni ’90 dal decreto Ronchi, pertanto le imbarcazioni vengono abbandonate e finiscono a marcire”.

In attesa che finiscano per essere affidate alle ditte di smaltimento, possono passare anche anni. Le ditte che in Italia si occupano del disassemblaggio e dello smaltimento sono poche, e le leggi che disciplinano lo smaltimento dei natanti in Italia sono fumose. Intanto, le barche sequestrate che un tempo ormeggiavano nelle acque delle più esclusive isole del Mediterraneo, continuano a deteriorarsi nell’area portuale di Roccella Ionica. Cimiteri di barche su cui vengono apposti i sigilli dello Stato italiano.





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