Spaccanapoli: cosa vedere – Artes


La strada più famosa della città partenopea

Il nostro viaggio per Spaccanapoli inizia dal Belvedere di San Martino, dove si ammira la città dall’alto. Quest’antichissima arteria è il decumano inferiore della pianta greco-romana di Napoli ed è riconoscibile al primo sguardo perché taglia in due parti la città antica, come una crepa lunga 2 km nell’agglomerato urbano del centro storico.

Dal belvedere di San Martino al mercato della Pignasecca

Immaginiamo di zoomare con un obiettivo fotografico sull’inizio di Spaccanapoli e di colpo passiamo dalla luce accecante del belvedere alla penombra di via Pasquale Scura nei Quartieri Spagnoli. Il primo edificio che incontriamo  è la chiesa di  Santa Maria ad Ogni Bene dei Sette Dolori  dalle cui scale si può ammirare  una singolare veduta di Spaccanapoli che veniva chiamata del “belvedere”.  

Ci stiamo per addentrare nel cuore di Napoli, tra i palazzi e i vicoli brulicanti di vita, invasi dagli odori di bucato e di tufo mescolati all’odore di cibo di strada e di pesce: eccoci arrivati al mercato della Pignasecca. La vita e i colori del mercato si aprono allo sguardo come un sipario e ci immergono nel cuore popolare della città. Proseguendo oltre il mercato si attraversa via Toledo e si arriva  a Palazzo Carafa di Maddaloni, uno dei palazzi monumentali di stile barocco della città.

Di piazza in piazza

Piazza del Gesù

Ancora pochi metri tra i negozi di artigianato e si apre allo sguardo Piazza del Gesù, dove svetta la guglia dell’Immacolata. La piazza è costeggiata sulla destra dal Palazzo Pandola, un palazzo neobarocco, che ha fatto da ambientazione per diversi film tra cui Pacco, doppio pacco e contropaccotto di Nanni Loy e L’oro di Napoli e Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica. In quest’ultimo più volte si vedono i due protagonisti Sophia Loren e Marcello Mastroianni che si affacciano al balcone.

Sul lato sinistro della piazza si può ammirare il bugnato della Chiesa del Gesù Nuovo, scrigno di pitture e sculture barocche e meta di culto per la tomba di Giuseppe Moscati, il medico dei poveri, canonizzato da Papa Giovanni Paolo II.

La piazza è chiusa di fronte dalla Basilica di Santa Chiara, una delle tre Basiliche gotiche di Napoli insieme a quelle di San Domenico Maggiore e San Lorenzo Maggiore, famosa per il meraviglioso chiostro maiolicato del monastero, che oggi ospita rassegne di arte, teatro ed eventi.

Chiostro di Santa Chiara
Piazza San Domenico

Da questo punto Spaccanapoli prende il nome di via Benedetto Croce.  Passeggiando tra i negozi da cui si sprigiona odore di caffe e di dolci tipici, si può ammirare Palazzo Venezia, con il suo giardino pensile e si giunge a Piazza San Domenico. La piazza fu una vera cittadella autosufficiente (aveva dall’erboristeria al forno per il pane), ospitò i filosofi  Giordano Bruno, Tommaso Campanella e San Tommaso d’Aquino che qui studiarono e insegnarono. Le famiglie nobili edificarono i propri palazzi nella piazza: Palazzo Casacalenda, Palazzo Petrucci, Palazzo de’ Sangro e Palazzo Corigliano, oggi sede dell’università L’Orientale. Sulla piazza troneggiano l’obelisco barocco e la Basilica di San Domenico Maggiore, a cui si accede da una scalinata laterale.

Oltre ad essere un luogo ricco di storia e leggende ( a pochi metri si trova la Cappella San Severo), è anche una delle piazze della movida serale.

Basilica di San Domenico Maggiore
Piazzetta Nilo

Superando la piazza troviamo la Chiesa di Sant’Angelo a Nilo, ubicata in Piazzetta Nilo, cuore della Napoli greco-romana, denominata così per la presenza della statua del Nilo, che originariamente aveva in prossimità dei piedi la testa di un coccodrillo, oggi visibile solo in parte, che raffigurava l’antico Egitto. Napoli è nota per la sua ironia e  per l’accostamento di sacro e profano, per questo è d’obbligo fermarci a prendere un caffè nel bar dove è custodito il capello di Maradona all’interno di un altarino, che fa il verso alle tante edicole votive sparse nei vicoli del centro storico.

Statua del Nilo
Le botteghe storiche

Rimettiamoci in marcia:  dalla piazzetta in poi, la via prende il nome di San Biagio dei Librai, in cui si possono ammirare lo splendido Palazzo Diomede Carafa, rivestito da bugne in tufo giallo e pietra grigia e Palazzo Marigliano, con la sua scala a doppia rampa.  Nel cortile di quest’ultimo sono presenti diverse botteghe artigianali, tra cui un’antica tipografia e L’Ospedale delle bambole, un luogo unico e magico in cui sono raccolti e “curati” giocattoli e bambole d’epoca.

La strada s’interseca con Via San Gregorio Armeno, nota per le botteghe di arte presepiale aperte tutto l’anno.  Via San Biagio dei Librai termina all’incrocio con via Duomo e sbuca in Piazzetta Forcella, in cui si possono ammirare il murales di San Gennaro di Jorit e la chiesa di San Giorgio, che merita una visita per la particolarità del doppio abside (dovuto al rifacimento di via Duomo durante il Risanamento) e per la scoperta di un affresco di San Giorgio che uccide il Drago  di Aniello Falcone, visibile spostando un grande quadro di Alessio D’Elia.

Nel cuore di Forcella

Qui ci addentriamo nell’ultima tratto di Spaccanapoli: via Giudecca Vecchia, meglio conosciuta come Forcella, dal nome del quartiere. Malgrado la sua cattiva fama, Forcella è un quartiere molto popolare e ancora autentico. Tra le curiosità ha fatto da scenario per il film Ieri, oggi e domani di Vittorio De Sica e di fronte al Teatro Trianon, si trova l’antichissimo Cippo a Forcella, pietre un tempo facenti parte della porta muraria di Neapolis, da cui l’espressione napoletana “Sta’ cosa s’arricorda ‘o Cipp’ à Furcella“, per dire che è una cosa molto vecchia. Qui termina il nostro viaggio attraverso Spaccanapoli, “cuore di questa Babele della storia”, come Nievo definiva Napoli.

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